Torre di Scauri - Monte d'Oro

Torre di Scauri - Monte d'Oro

A scopo difensivo sorse sul Monte d’Oro la Torre Quadrata, detta anche Torre del Fico, Torre di Scauri, Torre Montedoro, Torre Saracena, oppure dei Cavallari (così chiamata dal nome dei soldati a cavallo che, dalla fine del Seicento, affiancarono nel servizio di vigilanza costiero i torrieri. Nominati annualmente in numero di due, assolvevano al compito di perlustrazione e collegamento fra le torri).
Essa, insieme a molte altre (addirittura 43 nella “Terra del Lavoro”!), fu eretta nel XVI secolo a difesa del litorale, più o meno tra il 1563 e il 1590. Parte del complesso di opere della fortificazione costiera, voluta dai Vicerè spagnoli per la difesa contro i pirati. Va detto però che la suddetta “difesa” era indiretta. Infatti la modesta presenza di militari all’interno delle torri era del tutto insufficiente a qualunque difesa. Le torri quindi servivano da avvistamento per allertare la popolazione alla difesa e, inoltre, fungevano da tam-tam con le altre torri della costa per avvertirsi a vicenda in caso si arrivo di eventuali attacchi dal mare. La Torre di Montedoro si erge dunque su un piccolo strapiombo sul mare. La sua costruzione nella cala di Scauri si rese perciò necessaria in quanto la costa scaurese non era sufficientemente protetta dalla Torre del Monte d’Argento e dalla Torre di Scauri, nota anche come Torre dei Mulini, come dimostra lo sbarco che si ebbe il 21 luglio 1552 ad opera delle armate del pirata Dragut, che trasse in schiavitù almeno 200 persone nei territori circostanti, soprattutto di Traetto. Il fatto fu registrato dal canonico di Sessa Aurunca, don Gaspare Fuscolillo. Nel primo mattino del giorno successivo le armate, dopo le devastazioni, ripresero il mare.
La Torre di Montedoro, per molti versi un simbolo di Scauri, fu dunque costruita forse riconvertendo una preesistente struttura medioevale di forma circolare, per potenziare, come si diceva, la difesa costiera unitamente alle già esistenti Torre di Gianola (oggi distrutta), e Torre Foce verso Rio Santa Croce, le quali furono invece erette nella prima metà del secolo, dopo una ricognizione dell’ingegnere Benvenuto Tortelli lungo le coste del Regno di Napoli. All’inizio del secolo scorso essa venne utilizzata, alla pari di altre vedette, come postazione doganale. La torre attualmente è priva della parte superiore e della scala di accesso, tuttavia mantiene la sua forma quadrata con circa 13 metri alla base ed 11 alla sommità, per un’altezza di 14 metri; cosicchè assume una strana forma tronco-piramidale, tipica delle rocche di difficile accesso. In origine, essa comprendeva una base a scarpa, un piano principale ed una terrazza con guardiola per munizioni.
L’accesso, sopraelevato, avveniva mediante una doppia rampa di scale ed un classico ponte levatoio. Sulla terrazza, in asse con la porta d’accesso, era ricavata una piccola caditoia. La muratura si compone di blocchetti di tufo e scaglie di pietra locale. Acquisita di recente dal comune di Minturno, la torre è stata da poco restaurata, sotto la direzione dell’Architetto Cesare Crova, per favorire la futura creazione di un osservatorio ornitologico.

Artone A.,Artone D.; "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica Editore; Marina di Minturno; 2014.

Il tempio della dea Marìca

Il tempio della dea Marìca

Il Tempio della dea Marica

Nella località delle Grotte, a circa quattrocento metri dall'antico porto fluviale sul Garigliano, vi sono resti del tempio o santuario dedicato alla dea Marìca, divinità italica moglie di Fauno e madre di latino, ninfa dell'acqua e delle paludi, signora degli animali e dei boschi, e protettrice dei neonati e della fecondità.
Il suo nome deriva probabilmente dalla base mediterranea mara, che significa "palude".
E proprio nelle paludi di Marìca trovò rifugio il console Gaio Mario - nell'88 a.C.- per salvarsi dai sicari inviati da Silla per ucciderlo.
Il tempio fu realizzato dagli antichi Ausoni e risalviva al VII-VI secolo a.C., come risulta da materiali della stipe votiva: vasi, statuette arcaiche, statuette fittili in terracotta, ceramica etrusco-campana, fino alle suppellettili di età ellenistica e romana. Dall'esame dello stratificaro - costituito da residui in tufo nero delle cave a sud del monte Massico per il materiale più antico, e da conglomerato in cemento rivestito di mattoni e travertino, per il più recente - si deduce che sia stato realizzato, sulla platea del VI secolo a.C., un secondo tempio in epoca romana, forse intorno al I secolo d.C.
Tuttavia l'accesso al pronao, presumibilmente, poteva avvenire solo attraverso imbaracazioni, perchè la scala d'accesso si trovava forse pelo d'acqua. La realizzazione primitiva era certamente caratterizzata da un nudo altare, con due colonne sul fronte, cella quadrata ed un piccolo opistòdomo. Nella prima metà del I secolo, tuttavia, al culto italico della dea Marìca si sostituì quello egizio di Iside e Serapide.
Oggi sono presenti solo pochi resti nei pressi della riva destra del Garigliano, a circa 400 m. dalla foce del fiume, emersi in gran parte nel 1926, quando -  per iniziativa del Ministro Pietro Fedele - si effettuarono lavori di recupero anche in questo sito, nel contesto degli scavi condotti dal prof. Paolino Mingazzini e diretti dal prof. Amedeo Mauri, della Soprintendenza della Campania.

Artone D, Artone A, "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica editore, Marina di Minturno, 2014.

Il Porticciolo Romano

Il Porticciolo Romano

Porto della Regina o Porticciolo Romano o Porto Cofanéglio


Antico porticciolo al confine tra Scauri e Formia, esso era un punto di approdo provvisorio delle imbarcazioni romane, ristrutturato da un barone nel 1930 per l'attracco della propria barca, su una preesistente peschiera per allevamenti ittici dell'antica Villa Mamurra.
Chiamato anche Porto della Regina perchè Elena di Savoia, moglie di Re Vittorio Emanuele III, amava talvolta prendervi il bagno quando si trovava a venire a Formia.
Scauresi e traettesi lo chiamavano invece Porto Cofanéglio - cioè cofanetto o anche scrigno - per indicare la sua piccola preziosa bellezza.


Artone D, Artone A; "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica editore; Marina di Minturno; 2014.

Ponte Borbonico:ieri e oggi.

Ponte Borbonico:ieri e oggi.

Il Ponte Borbonico o Real Ferdiando o Ponte Pensile, sul Garigliano.

Esso è a pochi metri dal confine del sito archeologico e lo si può ammirare,ormai restaurato,sospeso cin tiraggi a catene di ferro,primo esempio in Italia,progettato dall'Ingegnere Luigi Giuria e inaugurato nel 1832 dal Re Ferdinando II.
Il ponte Real Ferdiando venne iniziato nel 1826 e terminò nel 1832. Si tratta di un ponte a catenaria semplice, una vera sfida per il tempo. In pratica, all'altezza delle due rive si alzano due alte colonne in pietra che fanno da sostegno per un lungo tirante che, dal terrerno retrostante,si erge,passa per la sommità della colonna,scendendo verso il centro del fiume,risale fino alla cima della seconda colonna e si interra definitivamente sull'altra sponda. Saldate a tale4 sostegno sono poste delle catene di ferro che fungono da tiranti per il pianale stradale sospeso.
A"guardia" del ponte due coppie di sfingi. Distrutto nella seconda guerra mondiale è stato restaurato. A poca distanza in linea d'aria dal ponte,sulla riva sinistra presso la foce del fiume, fu edificata nella seconda metà del sec. X una torre alta 25 metri dal principe Pandolfo Capodiferro, come opera di difesa e per celebrare la vittoria contro i saraceni. Prima della seconda guerra mondiale, in questa struttura, l'allora Ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele aveva allestito un museo di reparti antichi di valore notevole,ma la torre fu distrutta nel 1943 dai tedeschi in ritirata.

Artone A.,Artone D.; "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica Editore; Marina di Minturno; 2014.

Minturno

Minturno

Il comune di Minturno occupa la parte terminale della provincia di Latina. La cittadina di Minturno è situata su una collina a 141 metri sul livello del mar Tirreno. Fino al 13 luglio 1879 conservò l'originale nome di Traetto. Costruita a partire dalla fine del 590 d.C., fu cinta da una muraglia e da torri quadrate e circolari con tre porte d'accesso principali: "La Portella", "Santo Stefano" e "Porta Nova". Minturno è circondata da quattro frazioni collinari (Tufo, Tremensuoli, Santa Maria Infante e Pulcherini) e da due frazioni balneari (Scauri e Marina di Minturno). Grazie alla mitezza del clima, alla salubrità dell'aria ed alla ospitalità per la quale i suoi abitanti si sono sempre distinti, offre, in ogni stagione, un soggiorno tranquillo ma non monotono.

Scauri

Scauri

Scauri è una località turistica e commerciale, sulla scia dei fasti che la consacrarono quale centro di villeggiatura degli antichi Romani. La ricettività si basa, oltre che su alberghi e pensioni, su migliaia di alloggi privati.

Marina di Minturno

Marina di Minturno

È una frazione balneare, nel suo territorio ricadono i resti della città antica di Minturnae, in prossimità del fiume Garigliano.

Pulcherini

Pulcherini

La vicina Pulcherini risale al secolo XV. La denominazione deriva dal Casale Porcarinorum o Villa Polcareni. Da segnalare la Chiesa di San Giuseppe, del XVIII secolo. In questa frazione, il Venerdì Santo, ha luogo (dal 1968) una suggestiva rievocazione della Passio Christi.

Tufo

Tufo

Il borgo collinare prende il nome da un costone tufaceo, su cui sorge.

Al centro dell'abitato è situata la chiesa parrocchiale di San Leonardo Abate (XVI sec.) che ha subito, nel tempo, varie trasformazioni. L'edificio è a navata unica ed annovera un transetto ed un altare con marmi policromi, montato nella prima metà dell'Ottocento. La festa in onore del Santo si svolge l'ultimo week-end di agosto.

Tremensuoli

Tremensuoli

Tremensuoli è una frazione collinare che domina il litorale di Scauri. Secondo una balorda etimologia popolare, tre Francesi (tre "monsieurs"), invitati dalla dolcezza e piacevolezza del luogo, costruirono sulla collina le prime abitazioni.

Santa Maria Infante

Santa Maria Infante

Altra frazione situata in collina, risale al XIV secolo. La località che prende il nome dall’omonima Chiesa, ha assunto varie denominazioni nel tempo: S. Maria de Olifano, S. Maria dello Lévano, S. Maria dell’Elefante. Il Tempio (edificato verso il XVII sec.) è stato ricostruito nel secondo dopoguerra, seguendo linee architettoniche moderne.

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Associazione Turistica Pro Loco Minturno - via Appia n. 294, 04028 SCAURI di MINTURNO (LT)

Tel./Fax 0771.658528 - Email. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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