Il vedutismo di Jakob Philipp Hackert

Hackert, Jakob Philipp (Prenzlau,1737 - San Piero a Careggi, 1807).

Figlio di Philipp Hackert, pittore di ritratti dal quale apprese i primi rudimenti della pittura.
Inizia il suo apprendistato presso la bottega di decorazioni dello zio a Berlino per poi iscriversi all’Accademia di belle arti della stessa città. Nel maggio del 1758 frequentò la classe di Blaise-Nicolas Le Sueur, che gli suggerì di dedicarsi esclusivamente alla pittura di paesaggio.
Viaggiò molto, Svezia, Normandia, Parigi entrando a contatto anche con personalità importanti del tempo.
Nel 1768 Hachert si diresse con il fratello verso l'Italia, arrivò a Genova e, dopo aver sostato a Livorno, Pisa e Firenze, giunse a Roma.
Inizialmente si dedicò soprattutto allo studio della pittura romana e delle antichità, ma già nella primavera successiva iniziò con il fratello a visitare i dintorni di Roma: Frascati, Grottaferrata, Marino, Albano, Nemi, Subiaco e Palestrina.
Trascorse dunque la maggior parte dell'anno fuori città, ritraendo in quadri e disegni i paesaggi osservati lungo quei brevi viaggi: questo procedere divenne programmatico per il pittore, che usò la propria abitazione a Roma soltanto come punto di partenza per i suoi numerosi spostamenti e come studio per eseguire i quadri commissionati dai grand-touristes o da altri committenti. Dedicò numerosi disegni alla via Appia, alla campagna e ai castelli romani. Poté così acquisire una profonda conoscenza di Roma e dintorni, cui si aggiunse quella di altre parti d'Italia visitate in occasione di viaggi compiuti durante gli anni Settanta.

A Roma, era riuscito a inserirsi in importanti circoli culturali della città, soprattutto grazie all'amicizia stretta con il consigliere Johann Friedrich Reiffenstein, conosciuto nel febbraio del 1769. Studioso di arte, archeologia e storia, dopo la morte di Johann Joachim Winckelmann, Reiffenstein era diventato punto di riferimento e guida per tutti i nobili viaggiatori provenienti dall'Europa del Nord, e quindi il più richiesto cicerone per i grand-touristes di alto rango. Molti dei suoi clienti ordinavano dipinti in ricordo del loro viaggio italiano ai pittori che facevano parte del suo entourage: tra questi Hackert.

Nella primavera del 1782 intraprese un viaggio a Napoli dove venne presentato dall'ambasciatore di Caterina II, il conte Cirillo Grigorievič Rasumovskij, al re Ferdinando IV di Borbone; iniziò un periodo di lavoro per Ferdinando, che costrinse il pittore a continui viaggi da Roma a Napoli. Fu stipulato un contratto nel quale il re nominò Jacob Hackert pittore di corte.

Nel 1790 intraprese un'escursione al golfo di Gaeta e a Montesarchio; esplorò i monti del Matese e visitò i monti Aurunci e il Garigliano.

Tutti questi spostamenti sono documentati da numerosi disegni dell'artista che annotò scrupolosamente la località raffigurata sul foglio.

Con la sua arte, portò all'apice il genere del vedutismo; le sue vedute dei paesaggi del Lazio e del Regno di Napoli sono caratterizzate dalla resa nitida dei dettagli naturali e dalla realistica descrizione dei luoghi dipinti. Tra gli ultimi rappresentanti dell'epoca classicista, cadde in oblio quasi subito dopo la sua morte e fu rivalutato soltanto nella seconda metà del Novecento.

A prescindere dalle opere eseguite per Ferdinando IV tuttora nella reggia di Caserta, i dipinti dell'H. si trovano in tutti i principali musei delle capitali d'Europa, in Russia e negli Stati Uniti; dipinti particolarmente esemplificativi della sua arte sono esposti nei tre Goethe-Museum a Francoforte sul Meno, Düsseldorf e Weimar.

Scauri - La Torre dei Molini

La Torre dei Molini nel vecchio rione, risalente al XIV secolo, oggi addossata alle Mura Megalitiche, fu probabilmente realizzata al fine di difendere le macine smosse dal piccolo Rio Capodacqua (Caput de aqua come riportato nel Codex Diplomaticus Cajetanus), ed è descritta nell’Inventarium Honorati Gaytani del 1941. Qui si parla del casale di Scauri, nel quale è presente, come riporta G. Fuscolillo ne "Le croniche de li Antiqui Re del Regno di Napoli” “…una torre, socto la quale sono dui mole macenanti et una che macena ad certo tempo de lo anno”, a cui fa seguito la descrizione di quanti utensili si trovavano all’interno dei mulini, nonché dei pagamenti effettuati. Il ruscello Capodacqua, un tempo certamente molto più rico di acqua, alimentava anche una faenziera ad una cartiera, che furono semidistrutte nel corso dell’invasione polacca nel 1799. La cartiera di Scauri fu addirittura fornitrice del Regno di Napoli, e produsse fogli pregiati per la stamperia reale e per la calcografia, nonché per il prezioso Atlante marittimo del grande geografo Giovanni Antonio Rizzi Giannoni. I resti del muro perimetrale della Cartiera di Scauri si riscontrano ancora nei pressi della Chiesa Parrocchiale dell’Immacolata. La fabbrica venne citata dallo scrittore tedesco Johann Wolfang von Goethe nella monografia dedicata al pittore di corte Jacob Philipp Hackert, nel 1811.

 

Artone A.,Artone D.; "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica Editore; Marina di Minturno; 2014

Scauri - Mura Megalitiche dell'antica Pirae

Scauri - Mura Megalitiche dell'antica Pirae

La poderosa cinta delle Mura Megalitiche di Pirae, città ausone (V-IV secolo a.C. – “fuit oppidum”, citava Plinio), su un tratto delle quali sono riscontrabili i resti addossati di un’antica villa romana attribuita a Marco Emilio Scauro, console romano nel 115 a.C. Si ritiene che la parte più notevole del suo antico porto sia sommersa poco a largo della costa. Si tratta di un’opera poligonale con grandi blocchi di pietra, della lunghezza di circa 120 metri, di cui si conservano oggi almeno 12 filari ali più di 5 metri. Esiste anche una porta urbana dalle forme imponenti. È possibile che la cittadina ausone di Pirae – “antenata” di Scauri – insieme a quella di Minturnae, facesse parte della Pentapoli Aurunca, anche se esistono dubbi sulla precisa localizzazione delle città della federazione anti-romana. Taluni suppongono che Pirae non fosse altro che un castrum, cioè un avamposto militare e commerciale della stessa Minturnae, e che sarebbe scomparsa come centro urbano dai tempi di Plinio, nel I sec. d.C.
Al di là delle certezze sulla localizzazione, l’esistenza di Pirae è attestata, in ogni caso, da quattro cippi, visibili ancora oggi presso il Museo di Minturnae. Essi infatti citano quattro schiavi della Gens Pirana (o Peirana).
Va ricordato poi l’enorme dolium, recipiente usato per la conservazione del vino o dell’olio, ripescato negli anni ’80 al largo di Ventotene e custodito, tuttora, nel Museo archeologico dell’isola: la sua fabbricazione fu opera di liberti della gens dei Pirani. Plinio il Vecchio nel Naturalis Historia del I sec. d.C. la dava già in rovina (“fuit oppidum”, appunto), localizzandola tra Formiae e Minturnae. È visibile anche una porta urbana (forse del VII-VI secolo a.C.), con un criptoportico coperto con volta a botte. Tali testimonianze sono racchiuse in proprietà private, e tuttavia inserit nell’Area Protetta di Gianola – Monte di Scauri, che fa parte del Parco Regionale Riviera di Ulisse. Tale insediamento era in rovina già all’epoca di Plinio il Vecchio (I secolo d.C.). Secondo J. Johnson, però, non è dimostrabile che vi sia, in Minturnae, un gens antecedente a quella dei “Pirani”. Secondo un’altra ipotesi Pirae (o Castrum Pirae) sarebbe nata da un gruppo ausonico che, staccatosi da quello originario montano di Campovivo (Spigno Saturnia), colonizzò il luogo sotto l’attuale Monte d’Oro. Pirae divenne allora un importante borgo marittimo, assieme a Sinuessa e a Minturnae, e fu dedicata ad attività marinaresche e commerciali, restando in frequente contatto con naviganti provenienti dall’oriente (Focesi), dall’Etruria, dalle coste sicule e dalla Magna Grecia, raggiungendo quindi il massimo splendore verso la fine del VI secolo a.C., quando si era consolidata in una vera e propria polis legata alla città della Pentapoli Aurunca per affinità etnica e ragioni supreme di vita e di indipendenza, di fronte alle eventuali piraterie dei naviganti greci e delle invasioni etrusche e sannitiche dell’età storica.
Pirae, dunque, legata alla Pentapoli Aurunca(ostinata nemica di Roma), dovete cessare di essere indipendente forse intorno al 314 a.C., anno in cui Roma si assicurò il definitivo dominio di tutto il Latium.
Divenuta quindi colonia romana, la cittadina assolse l’importante funzione di nodo stradale nevralgico e di località commerciale. La colonia decadde rapidamente fino ad essere del tutto abbandonata, soprattutto dopo la devastazione subita ad opera dei Longobardi nel 559 d.C. (destino comune nel Lazio a tutte le località costiere, schiacciate all’interno dalle invasioni barbariche e sulla costa dalle incursioni saracene). Nei periodi repubblicano ed imperiale a Pirae sorsero alcune ville marittime una delle quali, forse appartenne davvero al console Marco Emilio Scauro (162-90 o 89 a.C.), e di cui resterebbero ancora alcune rovine, visibili nel vecchio rione. Da segnalare, comunque, una porta a doppio arco, che immette in un corridoio, decorato da pitture parietali riferibili al III stile pompeiano, e sette arcate cieche o fornici (II-I secolo a.C.), quindi proprio al tempo di vita del console Marco Emilio Scauro. A partire dall’anno 830, varie sono le citazioni della località nel Codex diplomaticus cajetanus. Ad esempio, in un atto del 933 è riportata la Chiesa di S. Pietro Apostolo, sita in “porto scauritano”. In seguito fu un centro produttivo, ma ancora soggetto a razzie.

 

Artone A.,Artone D.; "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica Editore; Marina di Minturno; 2014

Torre di Scauri - Monte d'Oro

Torre di Scauri - Monte d'Oro

A scopo difensivo sorse sul Monte d’Oro la Torre Quadrata, detta anche Torre del Fico, Torre di Scauri, Torre Montedoro, Torre Saracena, oppure dei Cavallari (così chiamata dal nome dei soldati a cavallo che, dalla fine del Seicento, affiancarono nel servizio di vigilanza costiero i torrieri. Nominati annualmente in numero di due, assolvevano al compito di perlustrazione e collegamento fra le torri).
Essa, insieme a molte altre (addirittura 43 nella “Terra del Lavoro”!), fu eretta nel XVI secolo a difesa del litorale, più o meno tra il 1563 e il 1590. Parte del complesso di opere della fortificazione costiera, voluta dai Vicerè spagnoli per la difesa contro i pirati. Va detto però che la suddetta “difesa” era indiretta. Infatti la modesta presenza di militari all’interno delle torri era del tutto insufficiente a qualunque difesa. Le torri quindi servivano da avvistamento per allertare la popolazione alla difesa e, inoltre, fungevano da tam-tam con le altre torri della costa per avvertirsi a vicenda in caso si arrivo di eventuali attacchi dal mare. La Torre di Montedoro si erge dunque su un piccolo strapiombo sul mare. La sua costruzione nella cala di Scauri si rese perciò necessaria in quanto la costa scaurese non era sufficientemente protetta dalla Torre del Monte d’Argento e dalla Torre di Scauri, nota anche come Torre dei Mulini, come dimostra lo sbarco che si ebbe il 21 luglio 1552 ad opera delle armate del pirata Dragut, che trasse in schiavitù almeno 200 persone nei territori circostanti, soprattutto di Traetto. Il fatto fu registrato dal canonico di Sessa Aurunca, don Gaspare Fuscolillo. Nel primo mattino del giorno successivo le armate, dopo le devastazioni, ripresero il mare.
La Torre di Montedoro, per molti versi un simbolo di Scauri, fu dunque costruita forse riconvertendo una preesistente struttura medioevale di forma circolare, per potenziare, come si diceva, la difesa costiera unitamente alle già esistenti Torre di Gianola (oggi distrutta), e Torre Foce verso Rio Santa Croce, le quali furono invece erette nella prima metà del secolo, dopo una ricognizione dell’ingegnere Benvenuto Tortelli lungo le coste del Regno di Napoli. All’inizio del secolo scorso essa venne utilizzata, alla pari di altre vedette, come postazione doganale. La torre attualmente è priva della parte superiore e della scala di accesso, tuttavia mantiene la sua forma quadrata con circa 13 metri alla base ed 11 alla sommità, per un’altezza di 14 metri; cosicchè assume una strana forma tronco-piramidale, tipica delle rocche di difficile accesso. In origine, essa comprendeva una base a scarpa, un piano principale ed una terrazza con guardiola per munizioni.
L’accesso, sopraelevato, avveniva mediante una doppia rampa di scale ed un classico ponte levatoio. Sulla terrazza, in asse con la porta d’accesso, era ricavata una piccola caditoia. La muratura si compone di blocchetti di tufo e scaglie di pietra locale. Acquisita di recente dal comune di Minturno, la torre è stata da poco restaurata, sotto la direzione dell’Architetto Cesare Crova, per favorire la futura creazione di un osservatorio ornitologico.

Artone A.,Artone D.; "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica Editore; Marina di Minturno; 2014.

Il tempio della dea Marìca

Il tempio della dea Marìca

Il Tempio della dea Marica

Nella località delle Grotte, a circa quattrocento metri dall'antico porto fluviale sul Garigliano, vi sono resti del tempio o santuario dedicato alla dea Marìca, divinità italica moglie di Fauno e madre di latino, ninfa dell'acqua e delle paludi, signora degli animali e dei boschi, e protettrice dei neonati e della fecondità.
Il suo nome deriva probabilmente dalla base mediterranea mara, che significa "palude".
E proprio nelle paludi di Marìca trovò rifugio il console Gaio Mario - nell'88 a.C.- per salvarsi dai sicari inviati da Silla per ucciderlo.
Il tempio fu realizzato dagli antichi Ausoni e risalviva al VII-VI secolo a.C., come risulta da materiali della stipe votiva: vasi, statuette arcaiche, statuette fittili in terracotta, ceramica etrusco-campana, fino alle suppellettili di età ellenistica e romana. Dall'esame dello stratificaro - costituito da residui in tufo nero delle cave a sud del monte Massico per il materiale più antico, e da conglomerato in cemento rivestito di mattoni e travertino, per il più recente - si deduce che sia stato realizzato, sulla platea del VI secolo a.C., un secondo tempio in epoca romana, forse intorno al I secolo d.C.
Tuttavia l'accesso al pronao, presumibilmente, poteva avvenire solo attraverso imbaracazioni, perchè la scala d'accesso si trovava forse pelo d'acqua. La realizzazione primitiva era certamente caratterizzata da un nudo altare, con due colonne sul fronte, cella quadrata ed un piccolo opistòdomo. Nella prima metà del I secolo, tuttavia, al culto italico della dea Marìca si sostituì quello egizio di Iside e Serapide.
Oggi sono presenti solo pochi resti nei pressi della riva destra del Garigliano, a circa 400 m. dalla foce del fiume, emersi in gran parte nel 1926, quando -  per iniziativa del Ministro Pietro Fedele - si effettuarono lavori di recupero anche in questo sito, nel contesto degli scavi condotti dal prof. Paolino Mingazzini e diretti dal prof. Amedeo Mauri, della Soprintendenza della Campania.

Artone D, Artone A, "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica editore, Marina di Minturno, 2014.

Il Porticciolo Romano

Il Porticciolo Romano

Porto della Regina o Porticciolo Romano o Porto Cofanéglio


Antico porticciolo al confine tra Scauri e Formia, esso era un punto di approdo provvisorio delle imbarcazioni romane, ristrutturato da un barone nel 1930 per l'attracco della propria barca, su una preesistente peschiera per allevamenti ittici dell'antica Villa Mamurra.
Chiamato anche Porto della Regina perchè Elena di Savoia, moglie di Re Vittorio Emanuele III, amava talvolta prendervi il bagno quando si trovava a venire a Formia.
Scauresi e traettesi lo chiamavano invece Porto Cofanéglio - cioè cofanetto o anche scrigno - per indicare la sua piccola preziosa bellezza.


Artone D, Artone A; "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica editore; Marina di Minturno; 2014.

Ponte Borbonico:ieri e oggi.

Ponte Borbonico:ieri e oggi.

Il Ponte Borbonico o Real Ferdiando o Ponte Pensile, sul Garigliano.

Esso è a pochi metri dal confine del sito archeologico e lo si può ammirare,ormai restaurato,sospeso cin tiraggi a catene di ferro,primo esempio in Italia,progettato dall'Ingegnere Luigi Giuria e inaugurato nel 1832 dal Re Ferdinando II.
Il ponte Real Ferdiando venne iniziato nel 1826 e terminò nel 1832. Si tratta di un ponte a catenaria semplice, una vera sfida per il tempo. In pratica, all'altezza delle due rive si alzano due alte colonne in pietra che fanno da sostegno per un lungo tirante che, dal terrerno retrostante,si erge,passa per la sommità della colonna,scendendo verso il centro del fiume,risale fino alla cima della seconda colonna e si interra definitivamente sull'altra sponda. Saldate a tale4 sostegno sono poste delle catene di ferro che fungono da tiranti per il pianale stradale sospeso.
A"guardia" del ponte due coppie di sfingi. Distrutto nella seconda guerra mondiale è stato restaurato. A poca distanza in linea d'aria dal ponte,sulla riva sinistra presso la foce del fiume, fu edificata nella seconda metà del sec. X una torre alta 25 metri dal principe Pandolfo Capodiferro, come opera di difesa e per celebrare la vittoria contro i saraceni. Prima della seconda guerra mondiale, in questa struttura, l'allora Ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele aveva allestito un museo di reparti antichi di valore notevole,ma la torre fu distrutta nel 1943 dai tedeschi in ritirata.

Artone A.,Artone D.; "Minturno è Traetto" luoghi storia arte folklore; Caramanica Editore; Marina di Minturno; 2014.

Minturno

Minturno

Il comune di Minturno occupa la parte terminale della provincia di Latina. La cittadina di Minturno è situata su una collina a 141 metri sul livello del mar Tirreno. Fino al 13 luglio 1879 conservò l'originale nome di Traetto. Costruita a partire dalla fine del 590 d.C., fu cinta da una muraglia e da torri quadrate e circolari con tre porte d'accesso principali: "La Portella", "Santo Stefano" e "Porta Nova". Minturno è circondata da quattro frazioni collinari (Tufo, Tremensuoli, Santa Maria Infante e Pulcherini) e da due frazioni balneari (Scauri e Marina di Minturno). Grazie alla mitezza del clima, alla salubrità dell'aria ed alla ospitalità per la quale i suoi abitanti si sono sempre distinti, offre, in ogni stagione, un soggiorno tranquillo ma non monotono.

Scauri

Scauri

Scauri è una località turistica e commerciale, sulla scia dei fasti che la consacrarono quale centro di villeggiatura degli antichi Romani. La ricettività si basa, oltre che su alberghi e pensioni, su migliaia di alloggi privati.

Marina di Minturno

Marina di Minturno

È una frazione balneare, nel suo territorio ricadono i resti della città antica di Minturnae, in prossimità del fiume Garigliano.

Pulcherini

Pulcherini

La vicina Pulcherini risale al secolo XV. La denominazione deriva dal Casale Porcarinorum o Villa Polcareni. Da segnalare la Chiesa di San Giuseppe, del XVIII secolo. In questa frazione, il Venerdì Santo, ha luogo (dal 1968) una suggestiva rievocazione della Passio Christi.

Tufo

Tufo

Il borgo collinare prende il nome da un costone tufaceo, su cui sorge.

Al centro dell'abitato è situata la chiesa parrocchiale di San Leonardo Abate (XVI sec.) che ha subito, nel tempo, varie trasformazioni. L'edificio è a navata unica ed annovera un transetto ed un altare con marmi policromi, montato nella prima metà dell'Ottocento. La festa in onore del Santo si svolge l'ultimo week-end di agosto.

Tremensuoli

Tremensuoli

Tremensuoli è una frazione collinare che domina il litorale di Scauri. Secondo una balorda etimologia popolare, tre Francesi (tre "monsieurs"), invitati dalla dolcezza e piacevolezza del luogo, costruirono sulla collina le prime abitazioni.

Santa Maria Infante

Santa Maria Infante

Altra frazione situata in collina, risale al XIV secolo. La località che prende il nome dall’omonima Chiesa, ha assunto varie denominazioni nel tempo: S. Maria de Olifano, S. Maria dello Lévano, S. Maria dell’Elefante. Il Tempio (edificato verso il XVII sec.) è stato ricostruito nel secondo dopoguerra, seguendo linee architettoniche moderne.

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Associazione Turistica Pro Loco Minturno - via Appia n. 294, 04028 SCAURI di MINTURNO (LT)

Tel./Fax 0771.658528 - Email. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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